Arte, Storia, Educazione e Natura

SCUOLA E EDUCAZIONE ALL’APERTO: IL BOSCO, LA NATURA E L’ARTE  

Frammenti di esperienze educative in natura tra Arte, Terra e Cultura

Andrea Magnolini e Lorenza Garau: le mani che insegnano agli occhi a vedere

La natura ci offre molto attorno a noi. Ogni giorno. Se mancano le conoscenze, il saper fare, la capacità di stare ed aspettare, ogni giorno questa offerta è quasi uno scomodo ingombro e viene ignorata.

Come la musica per il sordo, i colori per il cieco, l'emozione della corsa per l'infermo.

Nei 3 giorni passati al parco Sant'Anna abbiamo provato semplicemente a stare in questo luogo, osservare con l'occhio del cestaio, del paesaggista e anche del bambino. 

L'occhio del cestaio e dell'intrecciatore è abbastanza strano, le mani gli insegnano a vedere.

Quando le fibre vegetali sono passate sono le mani e queste hanno potuto testare la loro lunghezza, resistenza, flessibilità, è difficile che l'occhio si faccia sfuggire quello che prima bellamente ignorava.

Abbiamo trovato molto: la disa, i rami di olmo, la vitalba, le canne comuni, eucalipto ecc.

Con un po' di fantasia ne sono usciti pesci, recinzioni, cesti, contenitori per i rifiuti, paraluce, panchine, sedute e molte altre cose potrebbero ancora uscire da quei luoghi.

Poi avventurandoci nel bosco abbiamo provato a riordinare i sentieri con mano lieve per rendere accessibili e interessanti delle aree che sono diventati punti d'avvistamento, zone dove arrampicare sugli alberi, casette fra le rocce, nidi giganti, piccoli cerchi per una riunione per la narrazione di una favola.

Abbiamo scoperto poi che tutto intorno era pieno di piccoli elementi colorati e abbiamo composto alcune tavolozze del parco; bellissime nella loro semplicità.

Anni fa lessi "Il denaro: sterco del demonio" di Massimo Fini e nell'introduzione c'era la frase di un economista che diceva pressa poco così "La quantità di ricchezza di una nazione non si misura dalla presenza della moneta, ma da quanto sono fertili le sue terre, dal legname che possono dare i suoi boschi, dai minerali e metalli che danno le sue miniere, da quanto pescosi sono i suoi mari." aggiungerei anche, dalla capacità dei suoi abitanti di vedere, valorizzare e usare saggiamente e con ingegno tutto quel che la terra ci offre. 

Giada di Trapani e Sentia Rennetau: in-ispirazione, naturale bellezza

Camminare nella natura é per me un momento intimo e solitario, difficile da condividere.

Ci sono trame, disegni, linee e colori, ombre nel bosco che mi colpiscono per la delicatezza delle forme e la forza che emanano, la vita che racchiudono.

Camminare e osservare la vita che si manifesta é il modo in cui mi lascio colpire dal paesaggio.

Nei miei percorsi di creazione le persone sono sempre più presenti e rappresentano "l'altro - paesaggio".

Dovrei insegnare loro qualcosa, ma insegnare non mi interessa, nella sua accezione accademica.

Mi interessa, piuttosto, tessere legami e intrecciare percorsi, trovare sensi condivisi o con trame improbabili e diverse, come osservo nella natura.

Dopo avere camminato nell'EcoParco Sant'Anna in estate immagino 

"Il giardino di Alice", fatto di spazi mai visti e di strumenti inventati. 

Incontrando i ragazzi é nato il " giardino di Anna "

Nascosta tra i sassi Anna guarda il cielo dalle sue finestre rotonde sospese agli alberi, si dondola su altalene di ragnatela, all"ombra della quercia. A voi di attraversare  la  porta meravigliosa del labirinto di disa. 

Nella natura come nell'arte,  i contrasti, il ritmo, le pause  sono costantemente presenti 

definiscono, ordine disordine e tutto il resto del creato,  esprimono  movimento.

L'immagine più bella di questo incontro é il momento in cui il ritmo e il contrasto si spiegano all'ombra della quercia, grazie ai musicisti del gruppo, capaci di immaginare concerti per "Fagotti' " di materie vegetali....

il concerto definisce lo spazio della "Materioteca" , un luogo in cui giocare estremamente silenzioso. 

Ho piccole idee che si trasformano in azioni creative, quando l'Altro  partecipa dal "suo interno".

Se trovo anche un solo strumento, che risuoni in lui come un venticello frizzante, che da forza alla creatività allora, "qualcosa" é già in cammino, il resto  é una questione di definizione di dettagli.

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Giovanni Russo: Gesti di bellezza in natura tra colore e argilla

La bellezza è espressione ricorrente in natura e l’agire dell’artista è un possibile strumento per rendere visibile ciò che spesso è invisibile all’occhio umano o ai suoi sensi.

L’arte, la manualità creativa, l’utilizzo di materie primi come fiori, foglie, steli, rami e argilla costituiscono gli elementi indispensabili per la creazione di opere, esperienze.

Nel 1977, durante i miei studi presso la Facoltà di Architettura di Palermo sperimentavo opere con argilla per valorizzare la terra e la cultura della campagna siciliana: materia argilla e i 4 elementi che danno vita. L’errore spesso apre strade inattese, nella manipolazione della argilla, materia flessibile ed elastica, mi ritrovai a verificare l’impronta di una matrice che successivamente avrei dovuto portare a calco di gesso. Non mi piaceva, non ero soddisfatto appieno e improvvisamente presi la materia argillosa e con un gesto spontaneo la lanciai sul tavolo. Eureka: l’impronta della matrice si era dilatata. 

La flessibilità e l’elasticità di questa materia mi rivelarono ciò che in natura è sempre presente, la possibilità di interpretare la dinamica di crescita, fatta di espansione, contrazione.

Il mio agire creativo è una forma di partecipazione alla creazione presente in ogni forma della natura.

“Lasciare nella forma l’energia più sottile che rende leggero il peso della materia e più vicino il gesto alla sua fragilità”.

Questi sono i presupposti che nel tempo hanno accompagnato la mia ricerca artistica in uno sviluppo educativo e formativo che mi permettese di relazionarmi e condividere con altri i processi artistici di bellezza in natura e aprendomi alla land art, come possibilità di incontro tra arte e natura.

Andare in giro per i boschi, per le campagne è stato il mio contesto e anche gioco preferito sin da quando ero bambino; osservare, guardare con attenzione hanno sempre sostenuto le mie azioni.

Nel 1982 ero a casa di un amico in campagna, all’aperto e avevo con me della carta ma mi mancavano i colori. Dall’assenza nasce la ricerca creativa di soluzioni a volte elementari, semplici alla portata di tutti ma che spesso non sono così visibili. Guardandomi intorno vidi i colori che mi circondavano… non era la cartoleria Giotto, ma la natura era piena di colori. Mi misi a raccogliere fiori coloratissimi ed erbe verdissime e lentamente con un gesto naturale, strofinai questi elementi sulla carta e anche questa volta fu una scoperta. L’assenza, la mancanza, l’errore spesso mostrano vie invisibili, sta all’artista rendere visibili tali percorsi.

L’ecoparco santanna mi ha permesso di condividere con i partecipanti le tecniche che nel tempo ho affinato e sviluppato: creare disegni su carta con fiori, erbe, frutti e colori naturali e stampe con argilla dilatata, partendo da una matrice e alcuni segni che per espansione …..per creare gesti di bellezza in natura e azioni e installazioni vicine all’arte, alla natura e alla terra.

Giuseppe Marchisotta: tradizioni e artigianato rurale

L’arte della cesteria è una delle pratiche più antiche dell’uomo, infatti l’uomo ma anche la donna, hanno scoperto che si potevano creare contenitori robusti e leggeri intrecciando, torcendo e modellando rami o altre fibre vegetali.

Sicuramente il tema degli intrecci è un’attività completa che collega attraverso la pratica: lo sviluppo di capacità personali, saperi locali, ambiente naturale e storia, utilizza materie prime reperibili in natura e crea qualcosa di utile.

Il modulo, “Tradizioni e artigianato rurale”, della durata di quindici ore, mi ha dato la possibilità di entrare direttamente in contatto con l’arte dell’intreccio, con un’attività che oggi nel complesso ha perso la sua “importanza” ma che nel dettaglio risulta essere come già detto un’attività completa. 

Le ore trascorse insieme ai giovani, sono state poche per far conoscere quest’arte in maniera approfondita, ma nonostante tutto l’esperienza svolta con loro è stata soddisfacente perché ho potuto costatare la partecipazione e l’interesse dei giovani verso l’arte dell’intreccio.

Ho avuto modo di confrontarmi con diversi soggetti, con ognuno una propria personalità. Ho condiviso percorsi educativi e didattici all’insegna della continuità.

Ho organizzato il mio lavoro in due parti. La parte teorica cioè ho presentato il modulo “Tradizioni e artigianato rurale”, realizzando un PowerPoint, dove ho parlato dell’arte della cesteria, dell’importanza dei materiali che vengono utilizzati per realizzare i vari oggetti (salice, canna, olivo ecc), gli strumenti utilizzati per tagliare il materiale ecc e ho concluso con delle immagini di oggetti da me realizzati.

Queste ore di lezione sono state svolte privilegiando la comunicazione verbale, ma anche la comunicazione visiva (immagini).

La parte pratica è stata sicuramente la più importante perché tutti siamo entrati in contatto con l’arte dell’intreccio. 

Abbiamo dedicato la nostra mattinata alla ricerca dei materiali naturali presenti in natura utilizzandoli per la realizzazione di qualche oggetto e quindi mostrando la lavorazione e il risultato finale di questi capolavori. Abbiamo condiviso idee, pensieri, emozioni.

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Sergio Germanà: “Artinterra” ...artigianato, intrecci, terra...                                               

Cammino in mezzo a campi di grano, sotto il caldo sole del mese di Giugno, alla ricerca di frescura. 

Nulla nei paraggi che potesse soddisfare il mio bisogno. In lontananza un promontorio roccioso attira la mia attenzione. M'arrampico sopra di esso, raggiungo la vetta, accaldato, spossato. 

La presenza di frescura continua ad essere solo un miraggio di un'oasi nel deserto, ma nulla di reale, solo miraggi, sogni ad occhi aperti di un piccolo paradiso di frescura, in mezzo a campi coltivati e distese selvagge di disa e rocce. M'avvio al limite del promontorio, alla ricerca di un'orizzonte più vasto. E da questo punto, sull'orlo del precipizio che a valle sotto il promontorio scorgo un fitto bosco di querce. 

I mie occhi non credono a quello che vedono, la mia mente si chiede se non è solo un maldestro scherzo della mia sete di frescura e che il bosco sia solo un miraggio. 

Riprendo fiato, forze ed energia. Con molta attenzione valuto il percorso in discesa, cercando la strada più semplice, evitando dove sia possibile le carezze della disa, pianta forte e robusta che cresce in terreni impervi, molto utile nel mondo contadino, ma ahimè le sue carezze possono lasciare solchi profondi sulla pelle, e far sgorgare sangue a catinelle. 

Il sentiero tracciato dal mio sguardo sembra essere quello ideale, ma difficile poter valutare con certezza cosa si nasconde sotto quella landa desolata di disa e rocce, incerto è il sentiero tracciato dal mio cammino. 

Un bastone solitario sopra una roccia, lasciato da non si sa chi o portato da dove, sembra un dono di Dio, un dono che accerterà il punto d'appoggio dei mie passi lungo il cammino e che m'aiuterà ad evitare le carezze della disa. 

Raggiungo i piedi del promontorio, si presenta da imponente costone, che prende il nome di San Marco. 

La frescura del luogo m'avvolge fin dentro le mie viscere, non è un miraggio ma un dato di fatto, una presenza reale e potente: è il Parco Sant' Anna. 

Mi muovo con i passi del viandante, osservo con gli occhi del giardiniere, boscaiolo, costruttore ed intrecciatore di fibre vegetali. 

La selva incontaminata, lasciata crescere nell'assenza dell'uomo, addomesticata solo dal tempo delle stagione, sembra inaccessibile e ostile agli occhi degli esseri umani; ma un grande tesoro agli occhi di un' intrecciatore. 

Incontro i giovani del territorio, del vicino paese di Giuliana e con loro ho pensato di pulire parte si questa selva incontaminata e creare degli spazi accessibili agli uomini. 

Da qui nasce l'idea, e la messa in opera del “Casotto degli elementi naturali”, struttura realizzata con il solo utilizzo di materiali presenti nel bosco. 

L' idea della realizzazione è stata concepita come forma alternativa di socialità, di conoscenza dell'utilizzo di fibre vegetali, della valorizzazione del territorio semplicemente pulendo il bosco e utilizzando il materiale. 

La struttura e lo spazio adiacente, e un luogo aperto per laboratori di narrazione, intrecci e tutto quello che sia utile alla valorizzazione del luogo e degli umani in transito al parco.

Prendere consapevolezza che in ogni luogo del pianeta ci sono risorse che offre la natura, da poter utilizzare per soddisfare esigenze quotidiane (cestini, borse, cappelli, ecc...), acquisire conoscenze pratiche (costruire, intrecciare), far sviluppare intuito, spirito d'adattamento e senso della comunità, riflettere su come e possibile vivere in una società che mira alla pacifica convivenza, di tutti i popoli e culture, far sviluppare quelle capacità che ogni individuo si porta dentro di se ed utilizzarla per creare “eco-socialità”, socialità tipica delle società tribali o rurali, dove l'uomo vive con tutto quello che sta da sotto i piedi sino all'orizzonte circostante: l'essenza dell'ecosostenibilità.

Andrea Magnolini e Lorenza Garau sono 2 educatori che vivono in Emilia Romagna, con una formazione variegata che si è sviluppata all’interno del gruppo di ricerca dell’EcoIstituto di Cesena guidato da Gianfranco Zavalloni e dalla ricerca di artigiani tradizionali in giro per l’Europa. Nel tempo hanno dato vita ad un gruppo di lavoro “Passi leggeri sulla Terra “ e si dedicano all’educazione, all’arte, all’artigianato rurale, gli intrecci e alle forme di autocostruzione: dalla terra cruda alla calce naturale, forni, stufe in muratura e molto altro ancora. 

Hanno pubblicato manuali e libri che trattano di pedagogia, apprendimento e manualità.

Giada Di Trapani e Sentia Rennetau sono 2 artiste polivalenti che operano in Europa . Giada, al momento vive e crea arte a Bruxelles e Sentia si muove tra Francia, Belgio ed Europa. La loro caratteristica è basata sulla ricerca creativa di forme di arte con elementi naturali realizzando installazioni tra città e natura.

Giuseppe Marchisotta è un giovane talentoso giulianese che ha saputo connettere la tradizione della cesteria dei nostri anziani con un’innovazione fresca e creativa che lo pone come uno dei migliori cestai d’Italia.

Sergio Germanà:  è un giardiniere, artigiano, muratore, intrecciatore e vive sui Nebrodi in Sicilia. Da più di quindici anni si dedica alla ricerca di mestieri antichi e su come gli esseri umani si sostengono utilizzando quello che fornisce il luogo. Negli ultimi anni conduce una ricerca su tutti i tipi d'intrecci connessi alla terra in Sicilia.  Si è occupato anche di mediazione culturale e ha lavorato con O.N.G. in Africa e Asia. Negli ultimi cinque anni collaboro in una ricerca con la Casa laboratorio San Giacomo su possibili percorsi educativi alternativi tra arte e intreccio.