Arte, Storia, Educazione e Natura

SCUOLA E EDUCAZIONE ALL’APERTO: IL BOSCO, LA NATURA E L’ARTE  

Frammenti di esperienze educative in natura tra Arte, Terra e Cultura

Casa San Giacomo: ScuolaNatura tra Arte, Terra e Cultura

La Natura diventa Scuola per vivere esperienze di partecipazione attiva.

Casa Sangiacomo è un’azienda didattica accreditata dalla Regione Sicilia dal 2010 e promuove “azioni educative” in natura per approfondire e ricercare alcune tematiche tra Arte, Terra e Cultura 

La Natura diventa Scuola per vivere esperienze di partecipazione attiva e responsabile:

Didattica, installazioni, prodotti agricoli, weekend in natura ed eventi a tema per proporre esperienze dalla città alla campagna. 

Gli obiettivi che ci poniamo nel nostro lavoro di ricerca pedagogica sono: 

-   Abitare le campagne siciliane tra tradizione e innovazione 

-   Leggere e ri-scoprire il contesto territoriale tra arte storia e natura

-   Valorizzare il territorio di appartenenza per essere artigiani della terra 

-   Custodire la biodiversità agricola siciliana (Frutta e Grani antichi siciliani) 

-    Stimolare la creatività con l’uso di elementi e materiali naturali. 

I percorsi educativi natura sono pensati per realizzare esperienze su i ritmi della stagioni e promuovere la conoscenza e le relazioni tra “cibo”, materie prime, luoghi e tecniche di produzione biologiche. 

Giocare con gli elementi naturali per cercare l’espressione nelle diverse forme artistiche, tra fiori e colori naturali e vivere in modo creativo l’ambiente.

L’arte della terra e l’osservazione diretta sono gli strumenti per scoprire una relazione tra ambiente e uomo incentrata sulla sostenibilità e sul «fare comunità» 

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Marcella Tomasino: Mondi immaginifici e reali personaggi

Il Bosco…luogo abitato dalle fantasie immaginifiche del tempo e nel tempo narrato.

Il piccolo paese con il Castello in cima alla ”roccia “che racconta di tesori nascosti, abitato da re, regine, imperatori e infante, protagonisti imprescindibili di tante leggende.

Il convento abitato dai frati francescani, i loro giardini di piante alimurgiche e aromatiche, le pietre sacre della meditazione all’ombra di arbusti odorosi: l’alloreto magico.

Anna, la grande madre della madre anche lei bambina, di cui s’innamora lo gnomo, guardiano Invisibile…come raccontano i bambini che hanno giocato con noi nel Parco Sant’Anna.

I meandri naturali aperti dalla memoria nella camera dei Quattro Venti, in cui i monaci meditavano.

il filo di Arianna, mito sul quale sono inciampata, mi ha portato a scoprire per caso l’affascinante figura dell’infanta Eleonora d’Aragona, curiosando fra i personaggi “reali” che hanno abitato il Castello di Giuliana.

Cosa di Eleonora ha acceso l’immaginazione?

Questa donna, regina per nascita, infanta per politica contemporanea, bambina sensibile, vivace e curiosa che gioca spensierata nel Parco del convento di Sant’Anna.

 Questi giorni avventurosi e ricchi di esperienze verranno dalla stessa ricordati e scritti.

“il Filo Di Eleonora: narrazione, storie e mito” diventa il titolo e la musa del nostro viaggio nell’Eco Parco Sant’Anna. Viaggio che ci ha  portato a trovare fra i rovi e pietraie memori di passaggi d’acque,  una vena d’argilla  verde purissima, fra liane di edera e tappeti di muschi decorati da ciclamini, vecchi alberi abbattuti sorretti da solidi tronchi giovani, abbiamo intravisto o si è fatto vedere lo gnomo, si proprio lui , quello che ha lasciato le pietre di cielo sui sentieri, per guidarci nei giardino a dondolo, dove ci sono le scalette per salire e dondolarsi, le altalene per volare fra i rami come le farfalle,  tronchi orizzontali per camminare sospesi aggrappati all’aria come semi a ombrello: “ah si l’ho visto il sentiero dei semi volanti…”

Risate, urla, richiami cantati agli alberi, correre perdersi e ritrovarsi alla casetta fatta di intrecci di elementi naturali alle tre querce, con i cestini pieni di bacche di tutti i colori , per costruire i tappeti magici sui quali volano gli gnomi, che non esistono… “si che esistono, io li ho visti”. 

Questa cosa degli gnomi è come babbo Natale, non esiste però c’è…

Il viaggio continua, benvenuti a bordo!

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Rita Montinaro, Marina Tutino e Fabio Piccoli: Occhi al cielo, segni della terra

In cerchio lo sguardo può incontrare quello di tutti gli altri, nel cerchio si provano polifonie e si canta ascoltando le voci che ci stanno accanto. Empedocle suggerisce il testo: i quattro elementi, Acqua Terra, Aria e Sole. 

Borges invita a un canto e una danza sul Tempo.

La nostra oralità: il “battesimo astronomico” di quel luogo; orientiamo lo spazio e leggiamo i segni del tempo: ogni luogo è unico, ogni istante è unico.

Nel cerchio tutti guardano oggetti cercati, raccolti, regalati, che rappresentano il Tempo. 

Nella condizione di sospensione del giudizio, di un “possibile” silenzio interno, si osa quello che non si era mai fatto, che un po’ imbarazza e si sta bene insieme. In coppia si esplora meglio lo spazio circostante, stando a turno con gli occhi chiusi mentre l’altra/o guida la camminata: quante scoperte con gli occhi chiusi! 

In coppia si fa esperienza delle ombre guardate, confrontate e misurate con il corpo; insieme si costruiscono cerchi e si piantano bastoni, si rifanno le esperienze antiche di pastori nomadi e di astronomi in cerca di strumenti per orientarsi con il sole e l’ombra.

Nel buio della notte siamo immersi in uno spazio piano e circolare, ma sentiamo /percepiamo il cielo come una cupola, sappiamo ma non sempre ci pensiamo dentro una sfera e sopra una sfera…

Osserviamo l’orizzonte, il cielo del Nord, il Triangolo estivo e l’Eclittica. 

Misuriamo le distanze angolari che il nostro corpo può prendere con dita, pugni, spanne. 

Da stelle, costellazioni e pianeti osservati fluiscono e si dipanano racconti del mito greco. 

Ci soffermiamo su contenuti e metodi dell’esperienza vissuta insieme: siamo qua, insieme, per accorgerci della terra che calpestiamo e del cielo che sempre ci guarda se lo guardiamo.

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Oreste Brondo e Marco Pollano: la deliziosa arte del non capire niente

Ti puoi perdere a guardare il cielo, a contemplare un paesaggio mutare continuamente con il mutare della luce. 

Ti puoi perdere ad ascoltare storie che narrano dei miti inventati dall'uomo per spiegare tutto questo: cavalieri erranti che cavalcano creature alate, dei immanenti come il vento e la notte che generano Eros dentro un gigantesco uovo d'argento, e la strada del sole fatta di segni ognuno con una sua storia da raccontare, una storia che se la racconti gli altri ti ascoltano inevitabilmente, perché ogni storia del cielo sembra che ti parli di te.

In tutto questo puoi perderti e poi ritrovarti, mettendo a punto nuove conoscenze, nuovi modi di vedere anche cose conosciute. 

Uno dei grandi vantaggi del gironzolare intorno alle cose della natura è che sono imprevedibili: tutto il contrario della ben definita, ripetibile, catalogabile natura riportata nei sussidiari o nei testi scientifici delle medie o delle superiori. 

Nel momento in cui ti ci butti dentro ti rendi conto delle reali difficoltà che hanno avuto scienziati, filosofi, artisti, narratori nel cercare di restituircene una traccia leggibile, appena comprensibile.

Dice Einstein che non bisogna mai confondere le teorie scientifiche con la natura, si tratta solo di tentativi che in alcuni casi danno dei buoni risultati, ma la cui tenuta è piuttosto inaffidabile. Un altro grande scienziato,  Feynmann, dice che l'unica cosa di cui possono essere sicuri gli scienziati e gli uomini in genere è di sbagliare; ma poco male, continua, questo significa che l'impresa del capire, conoscere e studiare il mondo e le cose non può avere termine e che: siamo ancora e per sempre in gioco con la nostra curiosità e il nostro desiderio di conoscenza. In gioco come ci trovavamo noi: Marco, Oreste, Marcella e tutti gli atri, in quei luoghi meravigliosi intorno alla Casa Laboratorio di San Giacomo a dialogare sul cielo, ad affrontare imprevisti sui materiali e inaspettati, sempre desiderati, cambiamenti di programma.

I greci ci hanno insegnato qualcosa che non dovremmo mai scordare: l'unico modo per avvicinarsi a qualcosa di assimilabile ad una acquisizione valida di conoscenza è guardare, guardare le cose e ascoltare gli altri, e capire cosa hanno visto loro, cosa hanno pensato di capire e metterlo in relazione con quello che hai capito tu e con le idee che ti sei fatto sulle cose che hai incontrato.

Mostruosa è la scuola che ti da le soluzioni, sempre finte o comunque approssimative spacciandole per certezze o peggio ancora per verità, togliendoti il diritto di esercitare il tuo pensiero in modo critico, creativo, sbagliando  anche , ma con tutto quello che di positivo e utile c'è nello sbagliare e nel riconoscere gli errori e nel revisionare continuamente le idee che sulle cose ti vai facendo. 

Siamo contro un pensiero definitivamente codificato dove una cosa è quello che è e basta, perché non è mai così, la scienza lo sa, ogni teoria riesce a spiegare una parte dei fenomeni ma c'è sempre qualcosa che sfugge. Il dubbio è sempre dietro l'angolo, dice ancora Feynmann, il grande fisico statunitense, e io lotterò con tutte le mie forze affinché tutti possano coltivare il diritto al dubbio.

Richiede spazio questa grande musa della conoscenza che è il dubbio, il dubbio sistematico.

Io faccio costruisco con gli altri e ciò che insieme agli altri faccio è un luogo che accoglie spiegazioni e dubbi, interpretazioni, e tentativi, mai certezze.

Non può esistere alcun progresso del sapere, del maturare intellettuale, tecnico, sociale che non preveda il mettere in giro con gli altri e tra gli altri quello che fai, che costruisci immaginando sempre nuove via d'uscita, nuovi sviluppi possibili.

Ogni forma di costruzione di conoscenza, è come un canto corale, non è mai perfetto, ma insieme ci si ascolta per farlo il più bello possibile. Forse per questo durante i nostri stage ci piace così tanto cantare. Cantare fa bene all'anima, al cervello al corpo e così ascoltare le idee degli altri, in un crescere senza fine, in un moltiplicarsi di sentieri intrecciati che dovrebbero essere l'immagine emblematica per eccellenza della scuola, e di ogni istituzione educativa. 

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Casa Sangiacomo è un’azienda agricola nel territorio di Sambuca di Sicilia che ha sostenuto il progetto EcoParco SantAnna con l’esperienza decennale su Arte, Educazione e Natura.

Dalla tradizione all’innovazione per sostenere la biodiversità. Abbiamo cercato di condividere e “contaminare” l’EcoParco SantAnna con il Know-How di cui si fa portatore la Casa Sangiacomo che è una BioAzienda agricola che ha scelto di incontrare l’agricoltura e l’educazione in Natura tra Arte, Terra e Storie.

Marcella Tomasino è una libera artista che ha fondato la Casa Laboratorio San Giacomo e nell’ultimo decennio ha lavorato sulla filiera corta e colta del grano siciliano, portando la sua azienda agricola a produrre grani antichi siciliani per trasformarli in farina e pasta.

La sua curiosa ricerca, iniziata negli anni ’90, si è sviluppata come una mappa costellata di oggetti e soggetti in via di estinzione che costituiscono l’humus del suo lavoro in ambito educativo e performativo tra Terra,  Arte e Cultura.

Rita Montinaro, Marina Tutino e Fabio Piccoli - Gruppo di Ricerca sulla Pedagogia del Cielo

 È un gruppo nazionale del MOVIMENTO di COOPERAZIONE EDUCATIVA e lavora da anni in rapporto diretto con la natura, in particolare con il cielo, che è ovunque, gratuito e a disposizione di tutti. Organizza corsi residenziali di formazione per gli insegnanti e gli educatori, attività per scuole, dall’Infanzia all’Università, per Comuni, Parchi e Musei su temi legati all’astronomia. Promuove la conoscenza dell’organizzazione dello spazio e del tempo nelle diverse culture, in prospettiva interculturale, attraverso l’osservazione del cielo, la costruzione di semplici strumenti, il racconto dei miti e l’attenzione agli aspetti antropologici dell’osservazione dei fenomeni celesti. 

Oreste Brondo è un maestro di scuola elementare che sperimenta modelli educativi in natura tra arte e scienza; nasce come fotografo per diventare operaio in fabbrica e molla tutto per l’insegnamento e i bambini. Negli ultimi anni intraprende la strada del racconto scritto pubblicando un libro: “Gatti negli armadi”. Eclettico nel suo modo di fare educazione, capace di usare strumenti come la narrazione, il canto e la musica per sostenere le sue proposte didattiche estremamente scientifiche sui temi del guardare il cielo e costruire attività educative con un linguaggio e una comunicazione di grande efficacia. Collabora con il gruppo di ricerca nazionale di PEDAGOGIA DEL CIELO del Movimento di Cooperazione Educativa italia e negli ultimi anni stanno aggregando giovani maestri di scuola al fine di contaminare le nuove generazioni, di cui Marco Pollano è uno di questi.